Mondi paralleli

Visto il periodo lavorativo piuttosto intenso, e visto che le privazioni non fanno che accrescere lo stato di stress, negli ultimi giorni mi sono dedicato alla cucina, con risultati davvero disastrosi dal punto di vista della preparazione, ma tutto sommato soddisfacenti sul versante del risultato.

La preparazione del cibo, per me, è come i preliminari a letto. Tutto deve essere fatto metodicamente, seguendo uno schema che non si deve ripetere per non annoiare, ma che è comunque composto dalle regole basilari: preparazione degli ingredienti, disposizione degli utensili a portata di mano, occhio e naso attenti ai minimi segnali (fumo, odore, …). Ed un elemento ulteriore che accomuna i due mondi: la previdenza. Se preparo un brodo per 250 g di riso, ad esempio, so che mi basteranno 500ml di acqua. Ma ne metto 750. Perché? anzitutto, raccogliere il brodo col mestolo e spostarlo da una pentola all’altra richiede necessariamente di versarne un po’. E poi sono uno sbadato, potrei colpire il manico del pentolino e versarne parte del contenuto. Inoltre, con un po’ di brodo in più, posso decidere fino all’ultimo minuto se cuocere ulteriormente, o lasciare al dente. A letto è lo stesso. Devi procurarti subito il necessario, tenerlo a portata di mano. Devi essere metodico, attento (naso ed occhi, ma anche bocca e mani e orecchie), mai scontato ma sempre pronto ad ogni evenienza. Ma soprattutto c’è una virtù che accomuna i due mondi: la pazienza. Sfido chiunque a far bollire un litro d’acqua in dieci secondi, o a cuocere una pasta in 1 minuto. Altrettanto difficile aspettarsi un orgasmo in 10 secondi, no?! Pazienza, dedizione, metodo. Amore, in una parola. Ma l’amore non è necessariamente per la persona che sta con te in quel momento, come non è per il piatto che stai preparando. L’amore per la cucina, in generale. L’amore per il sesso, in generale.

No, non sono il solito maschilista che se ne frega della persona che ha davanti. Anzi, proprio in virtù dell’amore che nutro, come in cucina, scelgo solo gli ingredienti migliori. Non mi accontento del fast food, non voglio preparare cibi in scatola. Voglio genuinità. Veracità. Gusto. Personalità. E fantasia. Sì, tanta fantasia. Perché il numero di ingredienti è finito, come lo sono le note musicale, come lo sono i corpi. Ma dalla combinazione dei singoli elementi, i risultati possibili sono tendenti a infinito. La fantasia serve a combinare gli elementi in modo inedito, e sta anche nel superare i pregiudizi ed i preconcetti, che spesso precludono la scoperta di novità interessanti.

Prendi ad esempio il primo genio che ha unito l’anatra all’arancia, o il maiale e il cioccolato. Sperimentatori. Hanno sbagliato, hanno rischiato, sono stati criticati, ma sono andati avanti, e infine il risultato è sul piatto di tutti. Così come la sperimentazione a letto, appannaggio di pochi, porta vantaggi a tutti, nel tempo.

Ma torniamo ai disastri nella preparazione delle ultime due cene. Ieri, nella foga di grattare il pepe nero, si è tolto il tappo del dosatore, ed è caduto un chilo di pepe nel piatto. Ovviamente ho mangiato tutto lo stesso, cercando alla meglio di togliere il surplus. Si può rimediare agli errori, in cucina come a letto. Bisogna avere elasticità, spirito di iniziativa, anche in questo caso, perché un piatto che può sembrare compromesso, o rovinato, non necessariamente lo è. Come anche un rapporto. Tutto, o quasi, si può salvare. Basta solo sapere fino a che punto si può arrivare.

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