A cena da me… 2

[CONTINUA DAL POST PRECEDENTE]

Decido di preparare un coucous di verdure, quindi comincio a tagliare a dadini i peperoni, le patate, le zucchine, i pomodori. Affetto la cipolla a strisce sottili, dopo aver indossato i guanti di gomma. Non voglio impuzzare le stesse mani che stasera saranno su di te e, se me lo concederai anche questa volta, dentro e intorno a te. Sfilo i guanti e metto a soffriggere la cipolla. La casa viene inondata da quel profumo che solo la cipolla rossa ha, dolciastro e pungente insieme. Aggiungo le altre verdure con cura metodica, in ordine di cottura, per evitare che facciano una pappetta informe. Aggiungo infine il brodo per completare la cottura.

Metto due bottiglie di Lighea in ghiacciaia. Adori quel vino, te l’ho fatto conoscere io. Quando te l’ho presentato, ti ho detto “Questo vino viene dalla terra in cui sono nato e cresciuto; questo vino sa di me, sa di mare e di sole e di vento”. Ne bevesti un sorso, freddo al punto giusto, e te ne innamorasti. Da allora lo cerco sempre, per tenerne una scorta a casa, qualora arrivassi a sorpresa.

Pregusto il momento in cui arriverai. Spengo il fuoco sotto alle verdure, le scolo e conservo il brodo rimanente. Più tardi ammollerò il couscous nello stesso brodo, per insaporirlo in cottura.

Pulisco velocemente il fornello e lavo tutti gli utensili usati per preparare il couscous. La casa è perfettamente in ordine. I gatti sono in giro, Snoopy sonnecchia nella cuccia ai piedi del mio letto.

Mi preparo per una doccia, quando entrando in bagno realizzo che non potrò lavarmi con Asty. Prendo la bacinella più grande che ho, la riempio quasi all’orlo, e ci adagio il mio nuovo amico dentro. È la terza volta che lo prendo in mano, e sta già cominciando a fidarsi. Vedo o immagino uno sguardo di sollievo nei suoi occhi, quando realizza he l’acqua in cui l’ho messo non è bollente.

Faccio la doccia, mi tolgo di dosso la fatica del lavoro, l’odore di cucina, i baci di Snoopy. Mi avvolgo un asciugamano intorno ai fianchi, mi guardo allo specchio e non capisco cosa ci trovi in me, ma vado avanti comunque, mi asciugo, mi ravvio i capelli con le mani, in su, come piacciono a te.

Indosso una casacca in lino, molto fresca, bianca, aderente. Un pantalone kiwi e un paio di sandali. Voglio avere addosso meno vestiti possibile, perché tu possa spogliarmi prima con gli occhi, e dopo, a scelta tua, con le mani o con la bocca. Metto un’ombra di profumo, Issey Miyake, il tuo preferito. “Odora di te”, mi hai detto una volta. Delle note cedrate accompagnano i miei passi mentre torno nel soggiorno, e faccio partire un po’ di musica. Preparo un’accurata playlist che non lasci adito a dubbi sulle mie intenzioni. Un po’ di jazz durante la cena, un po’ di soul dopo, e musica chillout per la tarda serata. Ipnotica, rilassante.

Le candele sono disposte strategicamente, ognuna nel suo portacandela e ognuna con un posacenere sotto, memore dell’ultima volta che si sono sciolte tutte sui mobili e i davanzali delle finestre. La luce del tramonto  inonda la casa di una piacevole tonalità arancione. Dovresti arrivare da un momento all’altro.

Per stemperare l’ansia, lavo i denti e mastico qualche foglia di menta. Voglio che il primo bacio che ci scambieremo, ancora con te sulla porta, ti dia un brivido.

Suona il citofono, e il mio cuore balza in petto. Anche Snoopy si sveglia di soprassalto, e comincia ad abbaiare. Apro il cancello e sento i tuoi passi che si avvicinano, indovino un tacco 8, forse sono le scarpe che abbiamo comprato insieme, quando eravamo usciti per cercarne un paio per me, e come sempre eravamo usciti dal negozio con tre paia per te, ed io a mani vuote.

Apro la porta, ho il cuore che mi martella in petto, ogni volta che ci vediamo come fosse la prima, come fosse un esame che non ho mai superato, anche se tu mi promuovi ogni volta. Ti avvicini, stai sorridendo. Stai sorridendo proprio a me, ed è sempre un’emozione meravigliosa, vedere quei denti così bianchi, così perfettamente allineati, che danno mostra di loro solo per me. I tuoi sorrisi mi riempiono e tolgono il fiato. Snoopy sgattaiola fuori dalla porta, non st più nella pelle, quasi quanto me. Viene ai tuoi piedi e si butta a terra rotolandosi, chiedendoti attenzioni. Penso che potrei fare la stessa cosa da un momento all’altro, ma mantengo il controllo mentre ti pieghi su gambe perfette, una gonnellina che si solleva fino a scoprire tre quarti della coscia, le mani che scivolano sul pancino di Snoopy che ormai è schiavo delle tue coccole, scodinzola e si contorce felice sotto alla leggerezza delle tue dita. Penso tra me e me, con un sorriso, che non vedo l’ora di imitarlo…

Ti sollevi, tiri un po’ giù la gonn a in un gesto così pudico che ti rende ancora più sexy, ti ravii i capelli con la mano sinistra, un tintinnio di bracciali, e torni a sorridermi. Anzi, non hai mai smesso. Ti avvicini e io sono in trepidazione, appoggi le labbra sulle mie. Ed è subito giubilo. Ci baciamo dolcemente sulla porta, come se avessimo tutto il tempo del mondo, o come se il tempo non avesse importanza. Non esiste altro mondo all’infuori delle tue labbra morbide e carnose sulle mie. Intrecciamo le mani, i nostri anelli si toccano ed emettono un tintinnio. Ci stacchiamo solo per guardarci negli occhi, e ci tufferemmo nel secondo bacio, non fosse per Snoopy che reclama ancora la sua parte di coccole. Entriamo in casa, ti chiudo la porta alle spalle. Adesso che ti guardo nella tua interezza, ti trovo più bella che mai, e più desiderabile dei miei stessi sogni. Ti invito a sederti sul divano, prendo il secchiello per il vino, lo riempio di ghiaccio e ci infilo la bottiglia di bianco, ancora chiusa. Metto tutto sul tavolino davanti a te, prendo il cavatappi e so già che vorrai stapparla tu. Ti lascio l’onere, mentre metto su a scaldare il brodo da unire al couscous.

Ti osservo con la coda dell’occhio, mentre con la grazia con cui fai ogni cosa – non capisco come tu possa fare – sei sexy anche mentre stappi la bottiglia e versi il nettare chiaro nei calici che nel frattempo di ho messo davanti.

Mi fai spazio sul divano, mi guardi con occhi che dicono tutto quello che vorrei sentirmi dire da te, e non hai ancora aperto bocca se non per sorridere. La tua capacità, il tuo dono di parlare così poco, ti rende allo stesso tempo misteriosa e chiara, perché ogni tua espressione è come se parlasse al posto tuo. Brindiamo, e le nostre mani sugli steli dei bicchieri si sfiorano, mi danno un brivido. Mentre porti il bicchiere alle labbra, sento di avere un’altra sete, che il vino non potrà calmare. Sorseggio dal calice, il vino rinfresca le mie labbra, togliendo il residuo del sapore di menta e dentifricio, e il sapore della tua bocca. Metto giù il bicchiere nello stesso istante in cui lo posi tu. Ti guardo, ti sorrido, ti dico “bentornata”, mi avvicino ancora, ti scosto i capelli dal collo, e affondo un bacio dolce. Ti sento sussultare, è bellissimo che proviamo le stesse emozioni di sempre. Schiudo le labbra sul tuo collo, e accarezzo la porzione di pelle con le labbra e con la lingua. La sento leggermente salata, morbida, e sento un brivido che sale a sollevarti i pori. Affondo i denti in un morso che vorrebbe essere dolce, ma che sa di fame, di voglia di te da non trattenermi. Tu lo sai, e mi lasci fare, mi abbracci e accarezzi con mani che vanno ovunque, dita sapienti che sanno esattamente dove indugiare, e dove passare velocemente per non farmi il solletico. Mi passi una mano tra i capelli e li accarezzi e poi li tiri piano, mentre le mie labbra hanno già disegnato un percorso che dal tuo collo si protende verso il tuo seno. Il profumo del brodo mi distoglie un attimo da te, ma presto me ne dimentico, avvolto dal profumo che emanano i tuoi capelli, ora che li hai sciolti e mi carezzano il viso, il mento, si impigliano nella mia barba scivolandone via dolcemente mentre mi allontano, per poi intrappolarsi di nuovo quando mi riavvicino. In un attimo non i più il golfino, e la canottiera ha una spallina in giù. Sei irresistibile, congestionata in viso, un po’ per il caldo, un po’ per il vino, un po’ mi prendo il merito anch’io.

Mi alzo e ti prendo per mano, faccio per condurti in camera. Nel crepuscolo urti qualcosa col piede, ti scappa un “AHI!”, accendiamo la luce e ti trovi di fronte una bacinella piena d’acqua con un mostro dentro.

“Ti presento Asty; doveva essere la nostra cena, ma non me la sono sentita…”

[CONTINUA…]

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