A cena da me

Immagino così la scena.

Io sto cucinando delle linguine all’astice, la casa invasa dal profumo che proviene dalla cucina.

Ho preso il pomeriggio libero, per prepararti la cena. Uscendo dall’ufficio sono passato dalla pescheria, alla quale avevo chiesto due giorni prima di farmi trovare qualcosa di speciale. Ho preso il mio sacchetto, ho pagato, ricambiando il sorriso complice di una cassiera sui 60 (anni e chili).

Mi sono diretto a casa con lo stesso sorriso, mentre in radio passavano la nostra canzone. Ne abbiamo tante, ma questa è più nostra di tutte. La canticchio, tenendo il tempo con le mani sul volante.

Parcheggio fuori casa, trovo subito le chiavi, apro la porta. Snoopy mi viene incontro scodinzolando, come sempre, dopo mezza giornata a cercarmi dietro ogni angolo della casa. Metto il pesce in frigo, lo coccolo un po’ (Snoopy, non il pesce). Mi cambio, sfilando la cravatta ed aprendo i bottoni dei polsini, con quel gesto che a te piace tanto. Quello che ti dico sempre che non saprei fare altrimenti. Ogni volta che sbottono i polsini, ti penso. Ogni volta che sbottono la camicia, ti penso. Penso a quando lo fai tu per me, ed è sempre magico.

Senza cullarmi in quei pensieri, indosso la prima maglietta che capita, e un paio di pantaloncini. Rimango a piedi nudi come sempre, ed è una cosa che tu odi, ma tanto non ci sei. Mi godo il fresco del pavimento sulle piante dei piedi. Scosto le ciotole dei gatti, e i croccantini intorno, per evitare di inciamparci sopra mentre cucino.

Oggi è un giorno speciale; non un anniversario, non un compleanno, e neanche una festa di paese. È un giorno speciale perché verrai a trovarmi.

Dopo un po’ di moine a Snoopy, un po’ di coccole sparse ai gatti, lavo le mani, e comincio a programmare la cena. Non ci vorrà tanto a cucinare, ma voglio farti trovare tutto in ordine, tutto apparecchiato, le candele accese. Rigoverno casa, ripassando tutti i punti in cui abbiamo fatto l’amore, sorprendendomi che non ne sia rimasto nemmeno uno in cui non siamo stati nudi insieme. Il pensiero mi fa sorridere persino gli occhi.

Metto su la pentola per l’astice. Apro il sacchetto, e lo trovo ancora agonizzante, ma vivo. Mi prendono i sensi di colpa, e lo metto a mollo nella vasca da bagno, cercando di trovare il coraggio di metterlo a mollo in ben altra acqua.

 Spengo il fuoco sotto la pentola e mi trattengo a giocare con l’astice nella vasca. Lo chiamerò Asty e prenderò l’acquario che ho sempre desiderato.

 

[CONTINUA…]

 

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