Storia di un camaleonte e uno sconosciuto

A volte hai solo bisogno di parlare con qualcuno, con uno sconosciuto.

Uno sconosciuto ti giudica, ma giudicherà quello che dici, e non quello che sei, quello che sei stato, il tuo background, la vostra amicizia. Uno sconosciuto ti farà un giudizio/radiografia, istantaneo, solo su quello che racconti, e su come lo racconti.

Hai bisogno di parlare con qualcuno che non ti interrompa, che non si sorprenda, che non abbia aspettative su di te. Qualcuno che ti ascolti, ma che anche se  ne freghi di quello che dici, tanto non è il tuo psicologo.

Cosa racconterei a questo sconosciuto? Forse gli ultimi giorni della mia vita, come se parlassi della vita di qualcun altro, con il distacco tipico del narratore in terza persona, in certi film o in certi libri. Quello che sa tutto, che parla come se conoscesse i personaggi a menadito, nei loro segreti più reconditi, e conosce la storia che sta raccontando, da principio a fine. Quello che riesce a raccontare con dovizia di particolari di come uno dei protagonisti stia piangendo, o si stia rodendo il fegato per qualcosa.

Vorrei essere asettico, mentre parlo di Alessandro. Come se fosse un personaggio inventato. Forse sarebbe più facile del previsto, dato che spesso Alessandro è un personaggio inventato. È quello che gli altri vorrebbero vedere in quel preciso momento.

Ricordo ancora di quando un conoscente, uno tra migliaia di conoscenti, conosciuti e sconosciuti, mi definì ‘camaleontico’. Avevo 18 anni, e non avevo accesso a Wikipedia. L’aggettivo evocò in me immagini piuttosto vivide, di questo animaletto simpatico che si mimetizza con tutto ciò che ha intorno. In quelle profonde riflessioni perso, realizzai che il camaleonte non può decidere di non mimetizzarsi. Gli viene naturale. Come non può non respirare. Non c’è nessuna volontà in quel gesto, è semplicemente la natura che ha preso la sua decisione: ‘tu sei un camaleonte, e tu ti mimetizzerai sempre ed ovunque, prenderai il colore di ciò che ti circonda, che tu lo voglia o no’. Il povero camaleonte ha dovuto rassegnarsi: avrebbe passato la vita come un essere inosservato, costretto ad adeguarsi a ciò che lo circonda.

Racconterò, a questo sconosciuto, di un camaleonte che voleva distinguersi. Di un camaleonte che aveva fatto dell’adattamento il proprio punto di forza, ma che era stanco di mimetizzarsi insieme agli altri. Stare bene con tutti, piacere a tutti, equivale a non piacere a nessuno, a non avere carattere, o ad averne troppi.  E quel camaleonte voleva emergere, voleva superare tutti. Quel camaleonte aveva carattere, cazzo!

Ma doveva fare i conti con la realtà: lui stesso non conosceva il suo colore. Per qualcuno potrebbe essere facile pensare che il camaleonte fosse verde. Ma lui, ovviamente, non lo sa. Non sa neanche cosa significhi ‘verde’, cosa significhino i colori. Magari non li vede neanche, magari ne sente solo il gusto, o l’odore. Che ne sa l’uomo? Forse l’umano colore verde corrisponde al camaleontico odore “prstilip”. O al sapore amaro. E insomma, questo camaleonte, nel momento stesso in cui decise di distinguersi, attirò su di sé la rabbia della Natura. La Natura lo redarguì, gli intimò di smetterla. Era solo un camaleonte, e come tale avrebbe dovuto comportarsi. A meno di non voler vivere contro Natura.

Poiché il camaleonte aveva carattere, decise di ribellarsi, noncurante della Natura. Dopotutto, ognuno è artefice della propria sorte, pensò. Si concentrò per non cambiare più colore. In quel momento il camaleonte era verde e rosso, per essere passato attraverso un campo di papaveri. Si sforzò di mantenere quella pigmentazione, ed uscì dal campo di papaveri. Si arrampicò su un albero. Sentì che qualcosa in lui si ribellava, si trasformava contro la sua volontà. Era la sua natura. Stava cambiando colore. Ma doveva trattenersi. Non poteva piegarsi ad una forza inspiegabile che lo cambiava da dentro. La sua volontà era forte, doveva essere più forte della forza invisibile. E così, a costo di uno sforzo indescrivibile, riuscì a rallentare il passaggio al colore marrone. Rimase verde e rosso finché riuscì. Poi cedette. Ma aveva capito come fare. Si sarebbe allenato più volte al giorno, per riuscire nel suo intento.

Distinguersi.

Passarono i giorni, ed i mesi, ed i suoi sforzi furono premiati da risultati notevoli. Ma i risultati furono accompagnati da una nuova consapevolezza: mettersi in evidenza lo espose a nuovi pericoli. Divenne facilmente individuabile da predatori che non aveva mai temuto. Cominciò a diventare guardingo, a vedere potenziali nemici ovunque. Lui, che non aveva mai avuto un nemico, diventò paranoico.

 

[continua…]

 

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