La sindrome dell’Ikea

A me piace capire da solo.

Mi è sempre piaciuto imparare, facendo, mettendoci le mani dentro, senza guide, senza manuali d’istruzioni, senza tutorial. Per tentativi.

Per tentativi ho imparato a fare diversi tipi di nodo alla cravatta, alcuni origami, riparare una bicicletta ormai data per spacciata, e tante altre cose che adesso non mi vengono neanche in mente, ma che in fin dei conti, ho imparato a fare solo mentre le stavo facendo.

Forse tante le ho dimenticate. Non saprei rimettere le mani dentro ad una lavatrice con la centrifuga guasta, e ripararla. Eppure una volta l’ho fatto. O come quando mi intestardisco a montare mobili e mobiletti dell’Ikea, senza guardare niente che non siano i pezzi che ho davanti, le mie mani, e gli attrezzi da lavoro, che non sono mai quelli adatti al lavoro che mi appresto a svolgere, ma io mi adatto, li adatto.

Spesso la mia assoluta mancanza di volontà nel consultare guide, indicazioni e quant’altro, viene presa come superbia. Niente affatto. Non è che non pensi di avere bisogno delle istruzioni. È che senza è più divertente! Intanto, puoi prenderti lo spazio per ricomporre l’immagine del risultato finale, a partire dai pezzi che hai davanti; vedere nella tua mente come si incastrano tutti, provare tutte le combinazioni possibili, partendo dalle plausibili, ovviamente. Così non provi mai ad associare una rotella dentata ad una rotella liscia, non avrebbe senso. Se c’è una rotella dentata, ce ne dev’essere per forza un’altra. Se c’è un pannello di compensato, ci devono essere i chiodini per fissarlo. Se c’è un buco, va riempito.

Ebbene, questa forma mentis dovrebbe essere applicata anche alla vita.

Ho sempre diffidato dei guru che scrivono libri che dovrebbero insegnarti come vivere al meglio, come smettere di procrastinare, come guadagnare barche di soldi, o semplicemente come farla impazzire a letto.

Sono tutte cose che vanno sperimentate; a maggior ragione, poiché l’uomo è una creatura particolare, non è detto che ciò che ha funzionato per qualcuno, funzioni per tutti. Anzi, è più probabile che possa funzionare solo per quel qualcuno, e solo nell’esatto momento in cui ha fatto quel qualcosa. Ché se l’avesse fatto prima, o dopo, non sarebbe successo niente. Oppure altro.

Quindi la mia sindrome dell’Ikea è questa: voler fare tutto a modo mio, senza ascoltare, senza documentarmi, senza chiedere aiuto, bestemmiando come uno scaricatore di porto, quando mi accorgo di aver sbagliato a mettere su un pezzo, e sono costretto a smontare. Ma ecco la dritta, che funziona nel bricolage come nella vita: non stringere mai troppo, finché non sei sicuro che sia il pezzo giusto, e tutto combacia.

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