La sindrome delle montagne russe

Lo ammetto: sono una persona paurosa.

Non amo particolarmente il brivido, anzi non lo amo affatto.

Anzi, lo odio!

Diciamo che io, quelle rare volte che riescono a convincermi ad andare a Gardaland, fondamentalmente passo il tempo a mangiare schifezze, fare le giostre dei bambini e aspettare gli altri che scendano dalle giostre, guardandoli dal basso.

Mi sono ritrovato a pensare, spesso, a come le montagne russe risultino arzigogolate, dal basso. Un intreccio infinito di binari, pendenze vertiginose, improvvisi cambi di direzione e di velocità. È guardano le montagne russe viaggiare, dal basso, che ho deciso che non fanno per me.

Immagine

Una volta, non so come, mi hanno convinto a salirci su. Ero terrorizzato prima ancora della partenza. I denti stretti, le unghie bianche per i pugni chiusi… Il convoglio parte, lentamente. Su, su, su, rumore di catene che immaginavo potessero spezzarsi da un momento all’altro, mandandoci a terra, schiacciati dai vagoni. Neanche il tempo di concepire chiaramente le conseguenze di quel pensiero orribile, siamo in cima alla salita, il rumore cessa. Attimo di pausa che dura un’eternità.

“Sto per morire”, mi dico.

Woom! Il convoglio parte a tutta velocità, i miei pensieri rimangono fermi lì, nel luogo in cui si trovavano qualche istante prima, persi nell’aria, scaraventati fuori dal mio cervello con una violenza inaudita. I miei pensieri… non ci sono più! Mi sale una botta di adrenalina che mi apre un sorriso sulla faccia, la bocca aperta, i pensieri al vento e le braccia su, gli occhi chiusi per l’aria fortissima, i capelli che mi frustano la fronte, gli occhi, il naso. 

È libertà allo stato puro, libertà dai pensieri, incoscienza, irrazionalità. Non c’è paura, non c’è più paura. Non c’è nemmeno la certezza di essere al sicuro, solo la consapevolezza che in realtà non me ne frega un cazzo, voglio stare lassù col vento e l’adrenalina e le urla e le braccia in su.

Quando torno a terra sono frastornato, più che scosso, a fatica metto un piede davanti all’altro, verso la prossima fila. E lì realizzo.

Realizzo che molte volte rinuncio alle sfide perché le guardo dal punto di vista sbagliato.

Le sfide vanno raccolte, bisogna vederle da ogni angolazione possibile prima di rifiutarle.

Ciononostante, tutto mi fa ancora paura. Continuo a non amare il brivido, ma come idea. Poi il brivido in sé, mi sono dimostrato, mi piace.

L’ho chiamata Sindrome delle montagne russe, e rappresenta la paura fottuta di affrontare una scelta, un cambiamento, anche quando sai che sarà positivo.

Devi solo metterti in fila e non consumarti nel panico dell’attesa. Si tratta solo di uno sforzo iniziale, e tutto il resto verrà naturale.

Eppure, terribilmente difficile da accettare

 

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2 commenti

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2 risposte a “La sindrome delle montagne russe

  1. Letto d’un fiato 🙂
    come ti capisco!

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