Attore e spettatore

Mi piacerebbe tantissimo essere una di quelle persone che prendono un taccuino in mano, fanno un paio di schizzi, concentrano un capolavoro di pensiero in poche righe, ma soprattutto, lo fanno per loro, non per la gloria.

Io sono diverso. Ho un taccuino anch’io, le cui pagine bianche sono un rimprovero muto alla mia mancanza d’interessi, ed ogni volta che lo prendo in mano mi sembra di brandire Excalibur, ma successivamente di non essere Artù, e quindi mollo la presa.

Non sembra un’impresa titanica, scrivere, eppure lo è! In primo luogo perché per scrivere devi conoscere il mondo. Per conoscere il mondo devi viaggiare. Per viaggiare devi avere i soldi. Per avere i soldi devi lavorare. E quindi quando cazzo scrivi?

Ma queste sono solo attenuanti, sono dei cappotti di giustificazioni che creo per contrastare il gelo che io stesso mi riservo. Perché? Non frega niente a nessuno se io scrivo, o meno. Interessa solo a me. Non c’è gente che attende impaziente la pubblicazione della mia prossima fatica letteraria. Ci sono io. Io che mi aspetto. Io che sono attore e spettatore di me stesso. Ma uno spettatore esigente ed un attore mediocre. Lo spettatore non vede l’ora di cogliere nell’attore non dico un errore, ma anche solo un’esitazione, una sfumatura impercettibile a tutto il pubblico, ma non a quello spettatore, che conosce bene sia l’attore che il copione.
Io lo odio quello spettatore. Così freddo indifferente calcolatore. Non considera la fatica di imparare una parte, la fatica nell’immedesimarsi, la tensione da palcoscenico, la paura di sbagliare battuta, di dimenticare l’intero copione.
Quello spettatore la fa facile. Lui è lì seduto a guardare, non deve fare altro. Che cazzo ci vuole a guardare e giudicare? Eppure ho paura del suo giudizio, ed ho stima delle sue considerazioni. Lui mi conosce, mi vede da sempre. Non è come gli altri spettatori, che potrebbero anche non esserci, anzi, che il più delle volte non ci sono. Lui c’è da sempre. E anche quando lo spettacolo faceva schifo, è rimasto lì i perterrito a guardare.
Forse devo essergli grato.
Forse devo essere grato a me stesso per non essermi mai lasciato andare, mai abbandonato.

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