Ecco perché ho rapinato una banca

Oggi sono entrato in un negozio, di quelli che vendono oggetti per la casa. Begli oggetti, di design, materiali ricercati, finiture pregiate, il tutto farcito da un ambiente che ti mette subito a tuo agio, che ci vorresti vivere dentro, tuffarti in quel lusso e lasciarti coccolare dalle sue promesse.
Lì ho indossato una sciarpa, la cosa più morbida che io abbia mai indossato in vita mia. Una sciarpa ad anello, modello che non avevo mai visto e non avrei mai sospettato neppure che esistesse. E mentre mi scioglievo in quella sciarpa, mi sono pavoneggiato cinque secondi con la mia donna, chiedendole: “Come sto?”. Lei mi ha risposto di togliermela prima che arrivassero le commesse a vedermi, così a malincuore l’ho sfilata e, nel riporla, ho visto il cartellino del prezzo: 368€. Trecento sessantotto. Non riesco neanche a scriverlo senza che mi venga un brivido. Brivido che quella sciarpa che non indosserò mai mi avrebbe evitato.
Bene, mi sono sentito un morto di fame. Un impotente. Mai e poi mai potrei comprare una sciarpa così. La cosa migliore che abbia mai indossato in vita mia è destinata a rimanere un ricordo, in un post. Non sono un materialista, normalmente non mi frega un cazzo, mi butto addosso i primi vestiti che mi capitano sotto mano, scarpe da tennis e via. Ma quella sciarpa, avreste dovuto vederla, provarla, toccarla, sentire l’odore della lana merinos, percepire tutta la maestria nascosta dietro ad una filatura perfetta, e ad un incrocio di colori che avrebbe fatto invidia ad un Matisse, un Raffaello.
La spirale di pensiero negativo mi ha avvolto appena uscito dal negozio. La consapevolezza di non appartenere a quella cerchia di persone che possono dire ‘mi piace’ e comprarlo. Ho sempre avuto, fin dalla più tenera età, la certezza che nella vita avrei fatto qualcosa di grande, di speciale. Ma forse, questa certezza, non ce l’hanno tutti? E mi sono sentito un imbecille. Sono sicuramente a metà della mia vita, e non ho fatto ancora nulla non dico di speciale, ma almeno di buono! Quel poco che ho fatto, l’ho fatto stentato, di malavoglia, incompleto, incompreso.
Insoddisfatto.
Ecco cosa sono, ecco l’aggettivo che meglio mi rappresenta.
I soldi non comprano la felicità, ma in tanti mi dicono che è meglio piangere nella Iacuzzi perché hai un graffietto sulla Porsche, piuttosto che piangere dentro la pozzanghera in cui sei caduto con la bicicletta del 28. (Che oltre ad essere i pollici delle ruote, potrebbe benissimo essere l’anno di produzione di quella meraviglia)

Vorrei tanto dare la colpa all’ambiente in cui vivo, che non mi stimola, ma sono sicuro che, ovunque io possa andare, sarò sempre un insoddisfatto. Destinato a rimanere nell’anonimato , che è la cosa che odio di più.

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2 commenti

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2 risposte a “Ecco perché ho rapinato una banca

  1. Le consapevolezze più profonde si raggiungono spesso partendo dalle considerazioni apparentemente più banali.
    Epifanie.

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