Strade

La luna era stanca, quella notte; talmente stanca, che dimenticò di presentarsi al mondo. Quella notte era così buia che non si vedeva ad un palmo dal naso. Era una di quelle notti che sarebbero perfette per un omicidio, o un rapimento, o un qualsiasi crimine efferato.
I fari di un’auto illuminarono per un attimo la strada deserta. Solo un gatto, annoiato, assisteva alla scena, per niente spaventato dal rombo del motore. I fari si spensero, l’auto rallentò fino a fermarsi ai piedi di un vecchio palazzo fatiscente. Dopo una serie di scricchiolii, si aprì la portiera della macchina. Le braci di una sigaretta fecero capolino fuori dallo sportello, seguite da una figura umana interamente vestita di nero. Un cappellaccio calato sulla fronte nascondeva ulteriormente le sembianze di quell’uomo. Un tiro dalla sigaretta rivelò un volto segnato più dagli eventi che dal tempo. L’uomo scese dalla macchina, si guardò intorno per un breve lasso di tempo, come se stesse aspettando qualcuno, o qualcosa. In piedi, immobile, finì la sua sigaretta, la lasciò scivolare via dalle labbra, a terra, e la spense con la punta di uno stivale nero, che aveva visto sicuramente tempi migliori nel decennio precedente.
L’uomo si incamminò verso il portone più vicino. Tirò fuori dalla tasca del cappotto qualcosa di metallico, che produceva un rumore simile ad un mazzo di chiavi, ma più pesante, come se fossero tanti attrezzi legati nello stesso anello. Trafficò un po’ sulla serratura del portone, e l’ebbe vinta in meno di un minuto. Scostò il portone, che rivelò un interno più buio di quella notte. Un refolo di vento proveniente dall’interno scostò un ciuffo di capelli dal viso dell’uomo. Mise una mano sotto il cappotto, come chi controlla di non aver dimenticato il portafogli in macchina. Si rilassò. Ciò che cercava era nella sua tasca, come da vent’anni a quella parte. Si richiuse il portone alle spalle. L’eco del rumore si perse nella strada, ovattato da quel buio sovrannaturale. Il gatto si stiracchiò, poi si diresse anch’esso verso il portone; salì su un paio di davanzali e cornicioni, arrampicandosi quasi fino al tetto. All’ultimo piano, il gatto sparì dentro a una finestra semiaperta.

[continua]

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