yoga per pigri

  Non ci crederete mai, ma la mia pigrizia, in uno dei suoi rari momenti di vacanza, mi ha lasciato il tempo di iscrivermi ad un corso di yoga. Per un pigro come me, è un evento. Magari non avrò la continuità e la costanza richieste, ma ho già fatto il primo passo.

Ma perché l’ho fatto? Cosa volevo dimostrare, e a chi?

Sono anni che cerco ispirazione in una qualche disciplina orientale, ma l’immediata puzza di incenso mi ha sempre scoraggiato dall’avventarmi in negozi orientaleggianti, palestre e centri benessere che trasudano odori per me nauseabondi. Questa volta mi sono avvicinato senza pregiudizi, perché il corso si svolge all’interno di una palestra, dove quegli odori, per ovvie ragioni, non sarebbero graditi. Infatti, una volta entrato, non sono stato accolto dalla fitta nebbia che normalmente ti saluta e fa capolino da posti simili. Piuttosto un aroma leggerissimo di incenso, appena sufficiente e giustificato per coprire la puzza dei piedi. Perfetto. Siamo in 4, avremmo dovuto essere in 6, ma altre due donne stavano poco bene o non so, non avevano cazzi e non si sono presentate. Ad ogni modo, mi sembra di essere in famiglia: sono io, la mia ragazza, sua sorella, un’altra sconosciuta, e di fronte a noi, l’istruttrice.

Non voglio tediarvi con la storia dei dolori lancinanti del giorno successivo, e nemmeno con le serie di esercizi che non sono riuscito a fare, perché la pancia di un blogger non è mica uno scherzo, signori! Non si può proprio scrivere un blog, se non sei sovrappeso di almeno 5 chili. Altrimenti non avresti il tempo di scriverlo il blog, saresti in palestra.

La parte interessante è stata senza dubbio quella della meditazione. Con luce soffusa, una musica appena percepibile, l’odore dell’incenso così lieve che si intuiva appena, l’istruttrice (da oggi, Martina, anzi La Martina, come si dice da queste parti) ci invita a lasciarci andare alla meditazione, seguendo la sua puntuale guida. 

Partiamo sdraiati, il che, per il mio stomaco e intestino compressi a dismisura, è stato un sollievo immenso, che valeva più di mille ore di meditazione. Con gli occhi chiusi, veniamo guidati da(lla) Martina su un campo in terra rossa. La sentiamo mentre siamo sdraiati lì sopra, ne tastiamo la consistenza con le mani. Mi viene in mente Wimbledon, ma provo a cacciare subito quel pensiero, e a concentrarmi sulla visione. Dalla posizione sdraiata, Martina ci invita ad alzarci (non fisicamente, ma nella nostra immaginazione), e cominciare a camminare. Vediamo fiori variopinti, e la vegetazione, sempre più fitta, è misteriosa e ricca di colori mai visti. Ci inoltriamo in una galleria di fronde, e questa galleria ci conduce ad una spiaggia. Qui la terra rossa lascia spazio ad una sabbia fine. Davanti a noi, l’immensità del mare. Martina ci fa raggiungere da un animale, il primo che ci viene in mente. La sconosciuta aveva immaginato un delfino (curioso?), la sorella della mia ragazza un animale che non ricordo, non so perché. La mia ragazza ha immaginato uno dei nostri gatti (a breve, foto del gatto, bellissimo), io ho immaginato un lupo con gli occhi da husky. Martina ci ha infine invitati a buttarci nel mare, lasciandoci carezzare dalle onde. 

L’esercizio della meditazione è stato quasi più complicato degli esercizi fisici; sebbene il mio corpo – come scrivevo prima – non sia in perfetta forma, la mente è anche peggio. Atrofizzata dall’uso e abuso continuo di realtà, quando ho provato a mollare i freni e fantasticare, mi sono trovato dipendente da un comando esterno che mi suggerisse cosa visualizzare.

Sono la stessa persona che, non più di 25 anni fa, giocava con i soldatini e gli indiani di gomma, e faceva anche le vocine diverse a seconda dei personaggi, inventando storie mirabolanti. Oggi non solo la fantasia si è fermata, regredendo a realtà, ma la realtà è anche distorta da una malinconia di fondo, un senso di insoddisfazione, che mi fa vedere tutto dietro una grigia cortina di fumo (d’incenso). 

Ecco perché lo yoga. Spero di liberare la mia fantasia dalle catene che io stesso le ho messo intorno; spero che spezzi il giogo della realtà, dell’ordinario, delle bollette e dell’affitto da pagare, che torni ad essere quella che era una volta, con in più la consapevolezza che quello è un luogo tutto mio, che posso gestire a piacimento, dove non esiste dolore, non esiste la morte, non esiste tristezza, se non per volere mio. Liberare la fantasia significherebbe anche trovare un rifugio, per riposare la mente, ma anche le mie stanche membra, in una culla calda e comoda per i pensieri

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1 Commento

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Una risposta a “yoga per pigri

  1. Fra

    è proprio vero, a volte la fantasia salva la vita! Non sono riuscita a commentare il post sotto e quindi faccio 2 in 1 qui!
    il fatto che spesso vivi inconsapevolmente secondo me fai bene a “curarlo con lo yoga” anche se non ne sono una fan (odio gli sforzi inutili, sia ginnici che psicologici)! Perchè ho già un sacco di fantasia e rilassatezza che x ora mi basta a tirare avanti, magari fra qualche anno andrò anche io a ricaricare le pile! X ora sono contenta x te! Miracc continua ad andarci!
    ps. dal commento che volevo scirvere del post prima: ma che brava cameriera che seiii hihiihi 😀

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