Inconscio

Il tempo passa troppo in fretta. Ogni volta che ho pensato di scrivere un nuovo post, negli ultimi giorni, ho pensato ‘Guarda, l’ultimo è già di 3-4-5-7 giorni fa; devo scrivere qualcosa’. Oggi penso che sono passati nove giorni. Che ho provato a scrivere un nuovo post ogni giorno. (Leggetelo con la voce di Banderas) Ogni giorno.

Al nono giorno, resuscitai. Nove giorni sono un ottimo collettore di idee e spunti dalla vita reale. In questi giorni ho visto amici, parenti, sono stato a cena fuori, ho mangiato cinese, ho mangiato da amici, sono uscito in bicicletta, ovviamente sono andato (uffffff…) a lavorare, calcetto, yoga, piscina…

Ogni momento della vita ti proietta una serie incessante di stimoli che a volte cogli, ma spesso no. Anzi, ti sembra di non coglierli, ma il tuo inconscio (quando imparerò a scriverlo come tutte le altre parole, senza guardare la tastiera?!) in realtà ha registrato tutto.

Stamattina, per esempio, una colazione come le altre, come gli altri sabato mattina, io e lei, i gatti che gironzolano intorno in cerca di una coccola o un po’ di latte, o entrambi. Finiamo la colazione, preparo il caffè (io lo bevo dopo il latte, è un’abitudine che ho preso recentemente); lei va in doccia, e ovviamente mi chiede di rimanere con lei. Le rispondo nello stesso modo di sempre: per quanto lo spettacolo possa essere gradevole, non riesco a respirare quando c’è lo scalda-aria (o come diavolo si chiama) acceso. Mi sento soffocare, come se avessi un attacco d’asma. E io non soffro d’asma. Ad ogni modo, lei fa la doccia, poi come sempre mi chiede di portarle la canottiera e le mutandine. Ora, io non so come funzioni nelle altre coppie, ma io so esattamente, dopo 5 anni e svariati errori, quali canottiere e mutandine viaggiano insieme, quali separati, quali sono i giorni giusti per indossare una canottiera piuttosto che un’altra, una mutanda piuttosto che un perizoma. E oggi era il giorno di una canottiera qualsiasi con una mutanda qualsiasi, il mio preferito, perché pesco al buio nel cassetto, e prendo la prima cosa che non mi morda (dimenticavo, un altro gatto dorme spesso nell’armadio e/o nei cassetti; solo dopo aver scroccato la colazione, claro). Lei esce dal bagno, profumata, e comincia a cercare, guardandosi intorno. ‘Hai visto la mia felpa?’, mi fa. Al che, le rispondo subito che è sulla spalliera della sedia in cucina.

Qual è il punto cui voglio arrivare? Che io la felpa non ricordavo neanche di averla vista. Non sono sicuro di quando sia successo, se la notte prima quando rincasavo in punta di piedi e bestemmiavo pestando un croccantino duro come un sanpietrino acuminato, oppure la mattina alle 5 quando sono alla guida della macchina, ed improvvisamente focalizzo l’attenzione sulla guida e mi chiedo: ‘Cosa diavolo stavo pensando prima? Com’è che non mi sono già schiantato?!’ Mi sarà successo un milione di volte, e ogni volta sempre la stessa sensazione, come risvegliarsi e riprendere il controllo, il controllo di qualcosa che in realtà stavo facendo già, ma in automatico. Una specie di reimpossessamento dell’inconscio, della coscientizzazione dell’inconscio stesso che si fa conscio e… vabbè, meglio chiuderla qui.

Il ragionamento mi ha sconvolto talmente tanto, che prenderò un altro caffè. Ma questa è un’altra storia…

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novembre 10, 2012 · 5:57 pm

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