Le feste in casa

Qualche anno fa avrei detto – anzi, sono quasi sicuro di averlo fatto – che odio le feste comandate. Questi riti fatti di sorrisi falsi e scambi di promesse che nessuno manterrà, e lo sanno tutti nello stesso istante in cui queste promesse vengono scambiate, in cui ci si scambia un segno di pace, ci si scambia un regalo, eccetera. Quelle cose lì le odiavo. Era più forte di me, mi prendevano i nervi e mi stritolavano i maroni. Tantissime volte ho abbandonato pranzi di natale pasqua santo Stefano capodanno. Troppa falsità, e poi dovevo anche fumare!

Da un paio d’anni a questa parte da quando sono lontano dalla famiglia,da quando mia madre non c’è più, credo di aver capito il valore di quei momenti. Nn mi rimangio quello che ho pensato: c’era ipocrisia, c’erano false promesse, ma in fin dei conti, c’erano le persone che amavo, coi loro pregi e i loro difetti. Oggi metà di quelle persone non ci sono più. Non voglio fare il sentimentale, né intristire nessuno. Dico solo che le persone care (ma anche gli stronzi, eh?!) non sai quanto tempo rimarranno nella tua vita. Quindi forse non è il caso di darle per scontate, di pensare che tanto alla prossima festa, come alle ultime cento, rivedrai tutti nello stesso identico balletto.
Anzi, è più probabile che succeda il contrario.
Per cui posso facilmente dire di essere stato fortunato per un bel po’, a rivedere sempre le stesse facce, pensando che le persone non invecchiassero mai, ma da un pranzo all’altro si ibernavano, in attesa della festa successiva. Ho sprecato quella fortuna, e oggi tutto questo mi manca, e non potrò mai più averlo.
Festeggiare un natale con mia mamma, che faceva anche il compleanno lo stesso giorno, regalarle ogni anno qualcosa di ‘doppio’: un paio d’orecchini, un paio di guanti, confezionarli separatamente e dirle sempre la stessa cosa: “Uno è per natale, l’altro per il tuo compleanno!’, vederla sempre ridere a questo vecchio gioco, curiosa di aprire il secondo pacchetto come se non sapesse cosa c’era nel primo!

Mi è venuto in mente oggi che le ultime quattro feste le ho passate a lavorare, o a desiderare di farlo, per non accorgermi che fosse festa. Anche oggi sarei andato volentieri a lavoro, invece di lasciarmi sprofondare su un divano che sa di tutti i giorni, ma con un’aria che sa di festa. Da solo, in silenzio, mastico parole e auguri che non posso fare a nessuno.

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