Del bisogno di scrivere

I social network sono la prova definitiva che tutti noi abbiamo bisogno di scrivere, di condividere pensieri, punti di vista, avvenimenti più o meno importanti della nostra vita. Poi c’è chi lo fa meglio, e chi peggio. Ad esempio, io odio quelle persone che per comunicare pubblicano link di frasi smielate con immagini altrettanto dolciastre, frasi sull’amore, l’amicizia, il perdono, e affini.

Preferisco leggere un pensiero originale, magari meno bello di uno ‘copiato’, ma che ha pur sempre una sua validità, un suo valore intrinseco, per il semplice fatto di essere stato sentito e partorito, e solo dopo condiviso. È vero, non si può essere tutti artisti, tutti profondi, tutti maghi della parola.

 

Ma neanche parlare (o scrivere) tanto per farlo! Ne è una prova l’utilizzo smodato di social network, in cui gli utenti, pur non avendo niente da dire, popolano il proprio status con cazzate immonde, o ancora devono scrivere assolutamente TUTTO quello che fanno:

 

In un mondo in cui fondamentalmente siamo soli, e ci sembra che di noi non freghi un cazzo a nessuno (ed effettivamente È così), scrivere di noi equivale ad un urlo lanciato in faccia all’indifferenza delle persone, persino quelle che chiamiamo amici. Un urlo che, puntualmente, rimane inascoltato.

Però ha un gran valore come sfogo. Certe volte penso che l’unica ragione per la quale sono a piede libero, e non in un manicomio criminale con una maschera da Hannibal Lecter, sia il mio vizio di scrivere. E forse, come me, tante persone si servono del mezzo per sfogarsi, e viaggiare. Soprattutto quei romanzieri che raccontano di delitti efferati, con una dovizia di particolari che neanche un medico della morgue… sono un po’ pazzi, e scrivono di quegli omicidi come se fossero loro a compierli. E chissà quante vite non sono state troncate, grazie a questo!

Adesso cerco un altro sfogo, perché il post è finito. Come sempre, senza concludere niente. I grandi fiabisti greci e latini si stanno rigirando nella tomba: dov’è la morale?

Annunci

6 commenti

Archiviato in Su di me

6 risposte a “Del bisogno di scrivere

  1. Purtroppo sono rare le persone che usano consapevolmente i social network. Perfino gli addetti ai lavori, molto spesso, si lasciano trasportare dal desiderio narcisistico di riempire la rete di foto autoscattate, commenti poco appropriati e tracce più o meno compromettenti del loro passaggio in rete. Altri, invece, consapevoli dei meccanismi che muovono le persone a vivere di “social”, sfruttano tutto ciò a loro favore. Qualche pubblicitario che usa la testa c’è ancora, in giro, non disperare!

    • Mi chiedo a quale categoria io possa appartenere, non essendo né narcisista, né pubblicitario… A meno che per ‘pubblicitario’ tu non intendi chiunque faccia PR di se stesso… in quel caso, sarei il primo dei pubblicitari!
      Tu come usi i Social Network?

      • Secondo me, tu sei a metà della via della consapevolezza. Non basterebbe un manuale per spiegare quanti modi ci sono per usare i social network, io cerco di pubblicare pensando a cosa può pensare di me un possibile cliente che entra nei miei profili per capire chi sono e come lavoro. Mi vedo come un prodotto da promuovere, insomma, ma questo è un vizio professionale che dovrebbe scattare in tutti automaticamente, una volta acquisiti i fondamentali della professione. C’è da dire, comunque, che in America le aziende non assumono più persone senza profilo Facebook perché sono ritenute “sospette”. Gli altri passano sotto un’attenta selezione ufficiale dalla quale solo i più strategicamente attenti sopravvivono.

      • Ma Milano non è l’America (cit. Timoria). Io uso il Social come social, per intrattenermi, per intrattenere. Cerco di non compromettermi, o almeno, non troppo. Ma è più forte di me, a volte mi sputtano, complice il fatto che online non mi conosce nessuno. MA se le aziende cominciassero a guardare i profili fb e tw, ne creerei due ad hoc, e slegati dal blog. Lì mi venderei neanche fossi Giorgio Mastrota!

      • L’unica differenza tra l’America e l’Italia è che la prima vive le novità in modo consapevole, noi, invece, come fossero l’ultimo spettacolo del cabaret. Anche le aziende italiane guardano i profili social dei loro potenziali collaboratori. Ricordati che siamo tutte persone e come tu guardi i profili degli altri, qualcun altro guarderà il tuo. Per quanto riguarda la creazione dei diversi account, anche questo comporta dei problemi: per essere indicizzato, un profilo ha bisogno di tempo, di movimento e di essere visitato, devi usarlo più di quanto usi i profili per socializzare. In sostanza, tanto vale averne uno solo. Non sei il primo che fa questo ragionamento, ormai il giochetto è stato scoperto da tutti, nessuno si aspetta un solo profilo dalle persone e, in un modo o in un altri, prima o poi, tutti i nodi vengono al pettine.

      • Probabilmente hai ragione, il doppio o triplo profilo è dato per scontato. È anche vero che per esempio fessbuc consente di limitare l’accesso ai tuoi dati solo alle ‘amicizie’ approvate. Magari ci sono diversi modi per raggirare tale restrizione…

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...