Un bel post

Oggi vorrei scrivere un bel post. Di quelli lunghi, complicati, pieni di verità finora nascoste. Quei post che di solito si scrivono di notte, in preda all’insonnia. Ma ci sono alcuni impedimenti. Prima di tutto, non sono in possesso di alcuna verità; nel senso che la mia verità è chiara a tutti: non sono di indole bugiarda, e chi mi conosce sa praticamente tutto di me.

Tranne mio padre.

Per timore di essere giudicato, punito, incompreso, non ho mai raccontato nulla che potesse suscitare in lui sentimenti negativi nei miei confronti. Così non sa, e probabilmente non saprà mai, che quella notte in caserma avevo del fumo, che gli anni dell’università ho affittato prima un monolocale in centro, per studiare in pace (non andavo da nessun collega/fidanzata), poi ho affittato una casa di campagna, dove avevo 3 cani, che la moto che ho comprato non costava 1000 ma 2000 € e ho lavorato di nascosto per finire di pagarla, che ho fatto un piercing all’orecchio mentre ero in campeggio 2 settimane, che ho rotto il pedale della sua bicicletta da corsa una volta che l’avevo presa di nascosto, e l’ho fatto riparare ma si vedeva chiaramente che era diverso dall’altro; e non saprà mai che tutte queste cose non gliele ho dette perché sono sicuro che – se le sapesse o avesse sapute – non mi stimerebbe ancora tanto. Lo so, ho barato. Ma ne è valsa la pena! Non che sia un figlio perfetto, per lui, ma almeno non sono un drogato, ho la testa sulle spalle, non ho mai fatto cazzate…

Torniamo però ai motivi per cui non posso scrivere di grandi verità. Il secondo motivo è che le grandi verità le dicono i grandi uomini, non quelli come me. Un grande uomo non ha bisogno dell’approvazione degli altri; un grande uomo è grande in sé, è stand-alone. Io ho continuamente bisogno dello zuccherino per andare avanti, altrimenti mi fermo, mi perdo, inizio a girovagare. Sono fatto così

Il terzo motivo per cui non posso scrivere di grandi verità, è che tutte le volte che provo a spingere le mie discettazioni ad un livello più profondo, arrivo ad un punto buio della mia anima e della mia mente. In quel punto ho nascosto un Mostro, o un fantasma. Quelle rare volte che mi permetto di avvicinarmi, il mostro/fantasma appare minaccioso, dissuadendomi immediatamente dall’addentrarmi in quei meandri.

Indi per cui la quale, (cicale cicale cicale) parlerò di cose frivole (cosiddette ‘minchiate’).

Quando sognavo di avere un blog, o un diario che solo alcune persone selezionate potessero leggere, mi venivano in mente un sacco di topic da trattare, dall’eutanasia all’aborto, dalla poesia classica al rap moderno, dal Manzanarre al Reno, dalle Alpi al Prealpi spalmabile. Pian piano tutti gli argomenti si sono esauriti, come se si fossero spenti o persi dentro di me. Più che gli argomenti, forse la voglia di condividere il mio punto di vista, di dire anche io la mia in questo mare magnum di minchiate che si sentono in giro. Di solito, quando si spegne la fiamma, le scintille sono ancora vive, sotto. Un po’ come quando si spegne il fuoco, ma la carbonella, sotto, arde. Io non faccio eccezione. La fiamma del lògos (i grecisti capiranno, per gli altri http://it.wikipedia.org/wiki/Logos) è – ancorché assopita – viva in me. Certi argomenti mi stuzzicano, mi provocano, mi infiammano. Non succede spesso, è quasi un evento, ormai. Ma termini come ‘libero arbitrio’ o ‘paura’ risvegliano la fiamma. Ovviamente con la gente che conosco non affronto questi temi aulici, per cui la possibilità di incendiarmi è sempre meno. Mi sembra di vivere in mezzo a gente superficiale, che non si chiede il perché delle cose, che va avanti senza lasciarsi condizionare da tutte le possibilità esplicite ed implicite dietro un gesto (chiamatele seghe mentali, se volete); gente che non sa neanche di stare al mondo. Dai loro un compitino, e lo fanno. Magari si lamentano, anche, mentre lo fanno. Ma non si chiedono mai il perché. E forse sono i più fortunati.

Conosco gente la cui unica preoccupazione è stata sposarsi, trovare i mobili giusti per la casa, provare ad avere figli, crescere i figli, come se tutto fosse già scritto su un copione, trito e ritrito e triste, senza possibilità di fuga, senza sbavature, senza emozioni intense. Quella gente alla fine si ritiene felice, perché aveva un piano di vita, ed è riuscita a realizzarlo. Probabilmente sta meglio di me. Di me che mi credo tanto superiore agli altri, ma anch’io sono affascinato dalla pochezza delle cose, dall’ultimo smartphone, dalle auto sportive.

Non mi ricordo più dove volevo arrivare con questo post, ma sta diventando una spiacevole abitudine iniziare un discorso e non concluderlo mai, aprire mille parentesi e non chiuderle tutte, o non chiuderle affatto, e poi stancarmi di scrivere, non voler rileggere indietro e chiudere il discorso con una bella chiusura ad effetto. Se fossi figo potrei dire che è il mio metodo di scrittura creativa. Ma siccome sono l’ultimo dei coglioni, posso tranquillamente ammettere la verità: sonocosìpigroche

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6 commenti

Archiviato in Su di me

6 risposte a “Un bel post

  1. Beh, io non sono una grande creativa, ma il finale mi è piaciuto molto…

  2. Fra

    Io sono sempre più innamorata del tuo modo di scrivere e di essere così terribilmente vero.
    Sarà che entrambi abbiamo fatto il classico, ma trovo che molte cose qui dette corrispondano anche a me, soprattutto quando dici di osservare gli altri e vederli così felici nonostante non provino mai emozioni dirompenti e forti. Non so, mi piacciono molto i tuoi post, qualunque cosa tu dica!

    • Vorrei ringraziarti ufficialmente. Il mio ego si è gonfiato a dismisura. Adesso mi costringi a scrivere nuovi post all’altezza dei precedenti, non so se reggerò la sfida (e l’impegno: sai che sono pigro!).
      Benvenuta nel mio mondo, spero di non annoiarti, e spero anche che tu non sia sempre d’accordo con tutto ciò che scrivo, perché a volte è meglio confrontarsi con punti di vista diversi (tanto alla fine COMUNQUE ognuno penserà di avere ragione!).
      Buona giornata

  3. Martina

    Sto leggendo i tuoi post tutti d’un fiato ..e più leggo più mi innamoro…
    mi rendo conto che il preambolo da frivola adolescente con l innamoramento facile non mi fa onore..ma ho imparato con il tempo, con gli errori e con frasi non dette (che invece avrei dovuto urlare..)che esternare i propri pensieri, palesare le proprie emozioni,ti soddisfa ti rende libera…e tu mi emozioni ….in questo post in particolare quando parli di tuo padre e delle cose che non gli hai mai detto…ho rivisto me stessa…ho rivisto il mio rapporto con mio padre…la mia voglia di stupirlo e di presentargli la mia “me” migliore…
    con le mie “bugie bianche” preservo e difendo la sua stima…
    A questo punto cerco un finale che non sia banale per un commento da frivola adolescente innamoratasi di un blogger in una notte..ma l ora è tarda…e poi infondo sono pigra anche io…quindi va bene così…

    • Ciao frivola adolescente!
      In realtà ti capisco, e non ti giudico affatto…
      A me capita di innamorarmi anche dieci volte al giorno: di un gesto, di un sorriso, di un paio di scarpe, di mani che sembra che non tocchino le cose, ma le accarezzino. Ma soprattutto, mi innamoro delle parole. Credo che siano lì apposta, per farci innamorare. Per ri-unirci, farci capire quanto siamo simili, anche se ognuno è solo, ed è un pezzo d’infinito. Ti sei innamorata delle mie parole, non di me, e questo lo trovo assolutamente BELLO*, perché non solo non hai avuto paura di provare quel sentimento, ma hai anche avuto il coraggio di ammetterlo!
      Nel racconto delle mie bugie bianche hai visto te stessa, e sono sicuro che ognuno possa vederci dentro un pizzico di sé. È per questo che scrivo: per sentirmi più vicino e simile a qualcuno, per rompere questo silenzio di ghiaccio che ho dentro, per non sentirmi solo, e per lanciare un appiglio ad altri come me, che rocambolescamente arrivano su questa pagina.
      Benvenuta, dunque. Rimani tutto il tempo che vuoi, lasciami l’indirizzo del tuo blog, se ne hai uno, e se no, valuta l’idea di aprirlo! Fare l’amore con le parole, renderle desiderabili a chi osserva.
      A presto

      Alessandro

      *avrei voluto usare altre parole, iperboli, termini anche un po’ più poetici, ma non c’è nulla di più rassicurante del buon vecchio aggettivo “bello”

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